Sulla nota inchiesta denominata “Gatto con gli stivali!, portata avanti dalle Fiamme gialle e dalla Procura della Repubblica di Verona, che ha accertato la commercializzazione di grossi quantitativi di prodotti non biologici, spacciati come tali, riceviamo da Roberto Pinton, di AssoBio, uno dei maggiori esperti di biologico in Italia, e volentieri pubblichiamo.
Dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte nell’inchiesta “Gatto con gli stivali” si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la
dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato in precedenza: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da operazioni inesistenti).
È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.
Il perimetro della frode (che innegabilmente c’è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.
Ciò non basta a rasserenare le 47.658 aziende perbene e le oltre 300.000 persone che lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.
Roberto Pinton