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latteDal quotidiano l’Avvenire estrapoliamo una notizia interessante e preoccupante.
In Trentino si produce più latte biologico di quanto il mercato locale sia disposto a comperare. La grande distribuzione fatica a proporlo sugli scaffali e i consumatori, considerato anche il momento di crisi, hanno più difficoltà a riconoscere il differenziale qualitativo e di costo.
I consumatori sono anche disposti a pagare di più per la qualità, il problema è che non trovano i prodotti sugli scaffali”, precisa Paolo Cunego, del Comitato difesa consumatori.
Lo scorso anno, da 12 soci produttori sono stati conferiti 2,5 milioni i litri di latte biologico al caseificio di Fiavé-Pinzolo-Rovereto. Da questi sono stati ricavati 4.014 quintali di prodotti biologici, con un fatturato totale di 1.879.000 euro.
Di biologico si producono latte fresco e due tipi di formaggi duri, Grana Bio e Fontal Bio, più altre tipologie di formaggi freschi, come mozzarella, yogurt, ricotta, e lo spalmabile Fresco Bio.
La maggior parte del latte biologico viene prodotto da una decina d’anni soprattutto in Val Rendena.
Ma se il mercato non risponde, anche il prezzo pagato ai soci cala. I rendimenti sono già calati da 200 a 100 lire al litro, cui si aggiunge un sovrapprezzo del 10% anziché del 13% che percepivano fino a qualche mese fa. In concreto, se mediamente i produttori di latte di alta qualità percepiscono 0,36 euro al litro, il prezzo liquidato ai biologico è ora di 0,45 euro. Ma in autunno, se la situazione non migliorerà, la produzione potrebbe scendere drasticamente da 2,5 a 1,1 milioni di litri.
Ma come si differenzia la produzione biologica da quella tradizionale? In primis il vincolo di allevare non più di due mucche per ettaro, preferibilmente di razze autoctone, per assicurare loro sufficiente spazio per una crescita armonica, con precisi obblighi sul pascolo all’aperto. Eppoi l’alimentazione, che deve anch’essa essere biologica, con foraggio per almeno il 60% (preferibilmente della stessa azienda), mantenendo i mangimi concentrati sotto al 40%. Questo ha conseguenze positive sul latte prodotto che contiene più omega 3, grassi polinsaturi e acido linoleico, sostanze con effetti benefici sull’organismo (antiossidanti, regolatori del colesterolo). Le mucche allevate con il sistema del biologico sono curate per lo più con l’omeopatia e possono allattare naturalmente i loro vitelli per tre mesi dopo la nascita. Vitelli che crescono in gruppo, come natura vorrebbe.
Il latte e i derivati biologici (yogurt, mozzarelle, formaggi freschi e stagionati) costano circa il 30% in più di quelli tradizionali, un prezzo che il mercato trentino non riconosce a sufficienza.
A parte una quota destinata alla ristorazione scolastica, il latte biologico trentino viene venduto fuori provincia.
Insomma, la qualità (del latte) in questo momento in Trentino non paga. La cooperazione trentina, comunque, sta facendo di tutto per rilanciare il biologico nel settore dei latticini. E gli appelli ai consumatori (“salvate il nostro latte biologico”) vengono proposti quotidianamente.

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Un commento
  • sabrina
    10.06.2009 ore 10:34

    Ho saputo dell’appello per salvare i prodotti bio.
    Vorrei proporre un contatto, che potrebbe rivelarsi un nuovo canale di distribuzione fuori provincia
    Città dell’Altra Economia largo Dino Frisullo, snc
    Campo Boario Roma

    http://www.cittadellaltraeconomia.org

    Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e sono disponibile per dare un supporto nel contatto.

    saluti
    sabrina t



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