Esce in questi giorni l’edizione numero tredici della guida ai migliori vini biologici curata da Pierpaolo Rastelli. 777 i vini recensiti “puntualmente descritti nelle loro caratteristiche organolettiche”.
L’edizione 2010 della “Guida ai vini d’Italia Biologici” (Tecniche Nuove) fotografa l’andamento della viticoltura che “libera terre e vitigni dalla chimica”, un compito spesso arduo che però regala soddisfazioni, anche di natura economica, per quei produttori che scelgono la strada naturale per produrre vini di qualità.
La quota dei vini migliori, ovvero quelli premiati con il “grappolo”, quest’anno vale il 14% dei vini recensiti, una percentuale che però non deve trarre in inganno se confrontata con il 16 % della Guida 2009. “Abbiamo alzato l’asticella – spiega Pierpaolo Rastelli -, perché la qualità generale è aumentata”. Non tutti i vini inviati sono recensiti, come avverte una nota: “talora alcuni di essi si presentano non pronti a ricevere una valutazione e se ne omette la descrizione al fine di evitare una penalizzazione che potrebbe rivelarsi eccessiva”.
La nuova edizione si presenta con una sempre maggior presenza di vini recensiti, “testimonianza che la coltivazione certificata è sempre più applicata dai produttori”.
Guardando i numeri, la Toscana si conferma, anche nell’ambito biologico, terra di grandi vini; sono infatti 69 le aziende presenti nella guida, con 203 vini recensiti e ben 37 insigniti del grappoli, seguita dal Veneto con 23 aziende e 102 vini, 13 dei quali premiati; seguono Piemonte ed Emilia Romagna. Salta all’occhio, in coda, il Friuli Venezia Giulia con 3 sole aziende e 10 vini, segno che la resistenza culturale, a volte, incide sulla diffusione delle buone pratiche.
“In un ipotetico mondo ideale tutto il vino dovrebbe provenire da uve biologiche – continua Rastelli -. Ma non è possibile se si vuole la certezza del risultato e la chimica va in questa direzione. Oggi come oggi sono pochi i produttori che credono nel Bio, perché rallenta il raggiungimento del risultato certo. Responsabilità è anche delle università che danno poco spazio ai metodi naturali, così il produttore deve appoggiarsi alle sole tecniche empiriche”.
Vendemmie tardive e appezzamenti frammentati espongono le uve a freddo e umidità, quindi aumenta il rischio di malattie, in questi casi con l’ausilio della chimica è più agevole gestire situazioni critiche. Per questo, la Toscana, dove le temperature sono più moderate, è una terra che facilita la scelta del biologico. “I vitigni endemici, le piccole presenze possono trarre vantaggio da un processo naturale”, così come i vitigni internazionali (”più duttili”) e che sono sempre più uguali, secondo Rastelli, mentre “con il Bio potrebbero sentire maggiormente l’influsso del territorio”.
“Il vino biologico, con caratteristiche che restituiscono un prodotto sempre più naturale – conclude Rastelli – non può essere valutato come un vino qualsiasi e merita di essere seguito con più pazienza. Piccole eventuali imprecisioni iniziali poi trovano una giusta collocazione. Nei primi 5 minuti alcuni vini Bio non svelano completamente le proprie potenzialità, altri si esprimono al meglio addirittura il giorno successivo”.
E solo i vini di caratteristiche superiori, si legge nella nota introduttiva, “hanno il pregio di resistere all’effetto ossidativo dell’ossigeno”.
I componenti del panel di degustazione per la “Guida ai vini d’Italia biologici 2010” sono Michela Achilli, Nicola Alessandrini, Cinzia Pierelli, Pierpaolo Rastelli e Piero Vita.
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Ecco la “Guida ai vini d’Italia biologici”. Pierpaolo Rastelli ne ha recensiti 777
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Agricoltura biologica, Cibo biologico
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