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campo_granoPrima di tutto combattere gli sprechi. Poi l’agricoltura biologica. Sono queste le indicazioni strategiche dettate dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), attraverso il rapporto dedicato alla crisi alimentare e pubblicato in occasione della recente riunione annuale a Nairobi.
L’organizzazione Onu, infatti, sostiene che per sconfiggere la fame mondiale (gli ultimi dati dicono che ogni giorno ci sono 200.000 nuove bocche da sfamare, continuando così nel 2050 l’umanità sarà costituita da 9,2 miliardi di persone, contro i 6,2 di oggi) è prima di tutto necessario combattere gli sprechi, rendendo più efficienti la catena di produzione alimentare e i sistemi di riciclaggio.
Come esempio di pessimo stoccaggio, l’Unep cita le enormi perdite di cibo edibile che si verificano nei Paesi del sud del mondo, abbinato all’enorme spreco della società occidentale. Tanto per fare degli esempi, nel Regno Unito un terzo degli alimenti acquistati viene gettato, negli Usa 100.000 miliardi di dollari di cibo finisce nella spazzatura ogni anno. Ma è così un po’ dappertutto. In definitiva metà degli alimenti prodotti nel mondo viene sprecato.
Sempre secondo l’Unep, un’altra arma contro la fame sarà l’agricoltura biologica. Questa, infatti, fornisce prestazioni migliori di quelle dell’agricoltura tradizionale, notoriamente basata sul massiccio impiego di pesticidi e fitofarmaci. Inoltre, è in grado di preservare maggiormente l’acqua e la fertilità del suolo, due beni che iniziano a scarseggiare.
L’Unep fa sapere che laddove sono state impiegate tecniche biologiche la produzione è all’incirca raddoppiata. Un dato estremamente interessante che procede in linea con la valutazione di alcuni esperti, secondo i quali, entro la data fatica del 2050 (cioè con la popolazione mondiale a quota 9,2 miliardi) sarà fondamentale incrementare la produzione agricola per far fronte alle esigenze alimentari mondiali.
Infine, Jan Dusìk, ministro aggiunto per l’ambiente della Repubblica ceca, presidente di turno Ue, sempre da Nairobi fa sapere che “per reagire alla crisi economica occorre implementare il Green New Deal ( “Nuovo corso verde”, lanciato dalle Nazioni Unite n.d.r.), ossia gli investimenti a basse emissioni inquinanti, per l’energia rinnovabile e per il risparmio energetico.

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