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Mario Catania“Nel decreto legge liberalizzazioni approvato c’è tanto per il rilancio dell’agricoltura italiana, che occupa più di un milione di persone e fa più del 10% del Pil, anche se è stata data più attenzione mediatica ai taxi”. Così il ministro delle Politiche agricole Mario Catania ha spiegato, oggi a Roma, le novità per l’agricoltura, “settore, a cui è già stato chiesto tutto il sacrificio possibile”.
Si parte dai contratti di filiera: niente più prezzi “stabiliti” dopo lo scambio delle merci soprattutto per i prodotti più deperibili, come accade spesso, con gli agricoltori costretti a sapere quanto gli sarà pagata la merce solo dopo la consegna.
Tutto sarà scritto, da subito nero su bianco e, soprattutto, si interviene sui termini di pagamento: 60 giorni al massimo per gli alimenti non deperibili, 30 per quelli deperibili.
Ci sono, poi, 250-300 milioni di euro in 3 anni per rilanciare gli investimenti, ma anche l’istituzione di un “fondo credito” per facilitare l’accesso ai finanziamenti bancari delle imprese per lo sfruttamento delle risorse dei Piani di Sviluppo Rurale (a cui i privati devono compartecipare), con Ismea che garantirà agli istituti la copertura della parte pubblica, e permetterà alle banche di rispondere più rapidamente, e con interessi più bassi, alle imprese.
Capitolo vendita dei terreni del demanio: “Il limite economico per la contrattazione privata passa da 400.000 euro a 100.000, e il vincolo della destinazione agricola sale a 20 anni, per evitare speculazioni. E la cosa diventerà strutturale, con la revisione annuale dei terreni vendibili”.
Ancora, stop al fotovoltaico a terra, per evitare che si perda ancora superficie coltivabile.
Ma Catania guarda anche al “decreto semplificazioni”, in Consiglio dei ministri giovedì: “Dobbiamo alleggerire la burocrazia. E per cominciare, Agea da un lato e altri enti pubblici dall’altro (Inps, Camere di Commercio e così via) saranno obbligati a scambiarsi le informazioni in loro possesso, senza chiedere ai produttori tutta una serie di dati che la pubblica amministrazione, nel complesso, ha già. Anche perché non è in questo settore, per esempio, che c’è evasione fiscale massiccia e ricchezza sommersa: questo deve essere chiaro quando si parla di politiche fiscali…”.

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