Giovedì scorso, 21 gennaio, la Conferenza Stato-Regioni che doveva approvare le “linee guida per le normative regionali di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate” non ha deciso proprio nulla. Nel senso che l’approvazione è stata rinviata. Troppe pressioni, probabilmente, interne ed esterne, per giudicare obiettivamente. Insomma, hanno preso tempo. Cosa sono quelle linee guida? Trenta pagine di norme che dovrebbero rappresentare un punto di equilibrio tra chi sposa la causa del biologico e chi, invece, preme per dare il via ufficiale alle coltivazioni Ogm anche in Italia. In poche parole, la volontà è di aprire la strada alle coltivazioni di soia e di mais Ogm. Ma le resiste da vincere sono ancora tante. Fortunatamente.
Dario Stefano, assessore alle politiche agricole in Puglia e coordinatore del dossier nella Conferenza Stato-Regioni, ha spiegato al Corriere della Sera: “Abbiamo rinviato l’esame perché vogliamo ascoltare le categorie, le associazioni dei consumatori, la ristorazione, il circuito Slow Food. Il provvedimento è complicato. Vogliamo fare in modo che non danneggi troppo il sistema”.
Insomma, com’era facile immaginare, adesso si stanno contrapponendo due scuole di pensiero, a loro volta appoggiate da potentati non indifferenti. Due scuole di pensiero che gestiscono l’agricoltura italiana. Favorevole al mais-tech è Confagricoltura, contraria è la Coldiretti (che rappresenta il 65% degli agricoltori italiani). La partita se la stanno giocando loro. Con la Coldiretti, nella squadra anti-Ogm, stanno 10 milioni di italiani e 32 organizzazioni che vanno da Slow Food, appunto, al Wwf, a Legambiente ai consumatori (Adusbef, Federconsumatori). Inoltre, 16 regioni italiane e 2.500 comuni che si sono dichiarati Ogm-free. E con loro Luca Zaia, attuale ministro leghista delle politiche agricole e prossimo governatore del Veneto. Confagricoltura, sul versante opposto, appare invece isolata. Però controlla 564 mila aziende che coprono il 45% del valore totale della produzione lorda. Alla Coldiretti dicono: “I consumatori non gradiscono prodotti legati agli Ogm. E in Italia esistono 195 specialità alimentari. E’ questo il nostro valore aggiunto. Il resto è fare soldi sulla salute degli altri”. A Confagricoltura dicono: “Le linee guida che stiamo discutendo contengono una serie di misure che impediscono di fatto la coesistenza delle colture. Oggi gli enti locali e le regioni vietano le coltivazioni Ogm potenzialmente su tutto il territorio nazionale. Vogliamo correggere in maniera sostanziale questa impostazione”. La guerra è appena iniziata. Nelle prossime settimane sarà feroce. Da una parte i distretti del Dop, dall’altra le coltivazioni estensive della pianura padana. Un duello tra lobby. Come finirà? Difficile dirlo. C’è però un precedente: a mettere d’accordo tutti non è riuscita neppure la Commissione Ue. Che oggi sugli Ogm declina ogni responsabilità. E’ un buon precedente.
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L’Italia al bivio Ogm. Si contrappongono due lobby agricole: Coldiretti e Confagricoltura
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Agricoltura biologica



























