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ogmMentre sui campi abusivi di mais Ogm in Friuli (Vivaro e Fanna) tra presidi (sospesi) della Coldiretti, ispettori del ministro Galan, istituzioni che latitano e fautori degli Ogm che continuano imperterriti a prenderci in giro pubblicamente (“è come essere nel Far West”, ha scritto Carlo Petrini), l’assessore veneto all’Agricoltura Franco Manzato, da sempre anti Ogm, prende, se non altro, una posizione chiara e irremovibile.
“Ma Galan sa – è l’interrogativo dell’assessore – che la coesistenza tra coltivazioni tradizionali e organismi geneticamente modificati non è possibile perché in breve tempo, a causa del processo di ibridazione, le modificazioni genetiche riguarderebbero anche i campi coltivati con sementi tradizionali? Il ministro dell’Agricoltura ha chiesto alla Conferenza Stato-Regioni di procedere nel più breve tempo possibile ad approvar le linee guida sulla coesistenza tra colture convenzionali e piante geneticamente modificate e all’approvazione dei protocolli di sperimentazione sugli Ogm. Ma la questione non è la tempistica della Conferenza Stato Regioni, ma una scelta squisitamente politica. Una scelta che l’Italia ha fatto da tempo a causa della mancanza di condizioni che garantiscano la coesistenza fra coltivazioni Ogm e coltivazioni Ogm-free. Il nostro Paese è la culla della biodiversità, con 4500 prodotti tipici frutto di secoli e secoli di storia. Nei Paesi dove si dove si è scelto di aprire la porta agli Ogm, gli agricoltori non guadagnano di più. Il vero business è quello delle multinazionali che brevettano le sementi e legano a sé gli agricoltori che sono costretti a ricomprarle ogni anno visto che le piante Ogm vengono appositamente rese sterili”.
“Non si tratta – conclude Manzato – di scegliere se fare ricerca o fermarla, ma di scegliere tra il preservare il nostro patrimonio di biodiversità o svendere tutto alle multinazionali”.

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