Quarantamila ettari, l’equivalente di 57mila campi di calcio, che potrebbero essere coltivati a biologico e che invece vengono mandati… in “fumo”. Sono queste le proporzioni della decisione della Regione Toscana di destinare al settore del tabacco le già scarsissime risorse agroambientali del Piano di sviluppo rurale. Con l’attivazione di una consultazione d’urgenza, infatti, la nuova giunta regionale toscana comunica l’intenzione di destinare nuovi fondi al settore del tabacco, dimenticandosi delle vere misure con provata efficacia agroambientale, quelle relative ai metodi di coltivazione biologica. Considerando che in Regione il settore del tabacco conta circa 2.700 ettari e 250 aziende, e che sarebbe previsto un contributo ad ettaro di circa 2.500 euro, nei cinque anni del Psr il totale sarebbe di circa 34 milioni di euro. Con questo importo e i premi attuali si finanzierebbero circa 40.000 ettari di biologico (in regione ce ne sono 27.000), una superficie pari a 14 volte i 2.700 ettari di tabacco che sarebbero al contrario beneficiati secondo le attuali intenzioni della Regione Toscana.
Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ha commentato: “Ci opponiamo nettamente all’uso improprio di risorse per qualcosa i cui benefici ambientali sono assolutamente ingiustificati rispetto alla spesa. Si tratta del solito aiuto mascherato a un settore in difficoltà. Siamo stufi di azioni tampone. Il biologico, che stava dando risposte concrete, è stato penalizzato e le pochissime risorse a sua disposizione vengono invece dilapidate per azioni di nessun respiro e per settori che già beneficiano in maniera straordinaria di aiuti diretti. Questa politica e di corto respiro e porta l’agricoltura toscana alla chiusura. Chiediamo un immediato cambio di rotta”.
Secondo Vincenzo Vizioli, presidente della Firab, la Fondazione italiana di ricerca in agricoltura biologica e biodinamica, sono tante le perplessità che nascono da questa decisione della Regione Toscana: “Ci chiediamo: se il tabacco vale 2.000 euro per usare un po’ meno di chimica, quanto deve valere il Biologico? Come mai e su incarico di chi l’Inea si impegna a fare schede giustificative per il tabacco al limite della decenza agronomica e nessuno ha speso un minuto per rivedere quelle mal concepite per i premi al Bio? E se è così difficile variare i premi al Bio, unanimemente riconosciuti come insufficienti e iniqui rispetto ad altre misure che non hanno gli stessi impegni, come mai è così facile trovare fondi per una realtà produttiva già sontuosamente foraggiata dal pubblico? In ultimo, si è verificato in quali mani sono concentrate le quote del tabacco? Stiamo aiutando la piccola impresa agricola o le multinazionali tabacchicole che con lo spauracchio della dismissione hanno acquisito le quote dei piccoli coltivatori?”.
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18
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Regione Toscana, cosa combini? Punti sul tabacco invece che sul biologico!!
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Agricoltura biologica, Ambiente




























18.05.2010 ore 19:59
Foccio notare che i fondi che andranno all’groambientale del tabacco sono comunque fondi che erano stati a suo tempo stanziati dalla comunita’ europea per il settore tabacco,quindi non si toglie nulla al biologico e poi si puo’ fare benissimo biologico con le coltivazioni di tabacco.