Settembre è tempo di vendemmia. I vigneti, però, diventano protagonisti non soltanto per la raccolta delle uve, ma anche per il positivo impatto ambientale. Due dati per rendere l’idea: 100 ettari assorbono 1.500 tonnellate di anidride carbonica e aiutano così a mantenere l’aria pulita.
Tenuta dell’Ornellaia, la cantina di Bolgheri inventata da Lodovico Antinori, poi venduta ai Mondavi e oggi nelle mani dei Frescobaldi (30% di soci russi), una delle case vinicole più importanti del mondo, con il supporto dell’università di Firenze, ha trasformato i propri vigneti in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, gremito di ricercatori e delle più moderne apparecchiature per la rilevazione delle emissioni e lo studio dell’attività benefica delle viti sull’atmosfera.
Per un mese all’anno, lo studio nei vigneti della Tenuta dell’Ornellaia prevede un monitoraggio costante dell’efficienza delle viti, dalla foglia alla chioma, coordinato dal professore Giovanni Mattii, del Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell’università di Firenze.
“Fare ricerca per la viticoltura di qualità permette di valutare il reale impatto dei vigneti sull’ambiente – spiega -. I dati misurati alla Tenuta dell’Ornellaia indicano che un ettaro di vigna assorbe 15 tonnellate di Co2 l’anno, che diventano 1.500 se prendiamo in considerazione i 100 ettari complessivi e 20.000 in tutta Bolgheri. L’equivalente dell’emissione di Co2 da parte di 6.000 automobili che percorrano ciascuna 20.000 km l’anno”.
La quantificazione del Co2 assimilato dalle viti e utilizzato per la fotosintesi è resa possibile mediante un misuratore ad infrarossi, munito di uno speciale pallone in grado di racchiudere l’intera chioma della pianta e determinare così la reale entità degli scambi gassosi (anidride carbonica e acqua) dell’intera vite. Le piante, che tramite la fotosintesi fissano il Co2 sotto forma di carbonio organico, sono gli organismi più adatti per limitare l’aumento del biossido di carbonio atmosferico, poiché, oltre alla riduzione diretta di tale gas, sono in grado di innescare un feedback positivo che porta al miglioramento del microclima.
“Il nostro obiettivo è da sempre ottenere la massima qualità ottimizzando l’energia globale utilizzata nel rispetto delle migliori condizioni di lavoro – sottolinea Leonardo Raspini, direttore generale e agronomo della Tenuta dell’Ornellaia – l’impegno di Tenuta dell’Ornellaia nella ricerca e nel risparmio energetico è un must da cui non vogliamo trascendere, ogni azione è strettamente correlata alle altre e deve essere frutto di una grande conoscenza. Per questo collaboriamo attivamente con le Università di Firenze e Piacenza”.
Così Tenuta dell’Ornellaia porta avanti parallelamente la cura nei prodotti e l’impegno verso un’ecocompatibilità capace di ridurre al massimo l’impatto ambientale. Ha un proprio impianto di fitodepurazione, dal quale ottiene l’acqua necessaria al lavoro in cantina e nel centro agrario, e impianti fotovoltaici per la produzione dell’energia sufficiente a muovere le macchine elettriche utilizzate nei vigneti. Macchine capaci di regolare la propria altezza a seconda del tipo di lavorazione che l’operatore deve effettuare sulle piante (vendemmia, potatura, scacchiatura, 600 ore l’anno per uomo-ettaro) e che permettono di salvaguardare l’ambiente non emettendo Co2 e di preservare la salute dei lavoratori riducendo al minimo lo sforzo fisico.
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set
100 ettari di vigna assorbono 1.500 tonn di Co2, a Bolgheri laboratorio a cielo aperto
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Ambiente





























23.09.2009 ore 22:58
Mi chiedo se quelle viti e quelle uve da qualche parte nel loro ciclo anche dopo essere diventate vino non rilascino nuovamente tutta la co2 assorbita. Senza contare il lavoro delle macchine diesel. Penso che i danni che ha fatto il petrolio sia irreversibile senza misure eccezionali, come potrebbe essere macchine fantascientifiche per adesso che convertano la co2 in altre sostanze non tossiche ovviamente.
Abbiamo bruciato molto del petrolio che in millenni aveva assorbito co2 e conservato nel sottosuolo adesso è dura riconvertire il ciclo.
Sicuramente la battaglia va affrontata seriamente con provvedimenti forti nell’industria che riduca nel contempo la produzione di scarti tossici (i veri e seri inquinanti) . Anche i piccoli passi sono d’oro, come la vigna ma in questo caso specifico, mi rimane il dubbio che avanzavo sopra.
Saluti,
Diego Eticalgreen
24.09.2009 ore 08:37
E’ un dubbio lecito!
08.07.2010 ore 07:55
se e’ vero ed e’ vero che la vite assorbe Co2 e’ tanto vero che la riemette quando il l’uva fermenta il ciclo produttivo per una legge della fisica….si azzera….il bilancio quindi e’ zero!!!!!