Hanno fatto rivivere la palude di Pellegrina (Verona), recuperando dal degrado una zona umida classificata come “Sito di importanza comunitaria” (Sic), ovvero sito di importanza rilevante, nell’ambito della Cee, nelle regioni biogeografiche alpina e continentale.
La cooperativa Ca’ Magre, un’azienda agricola che produce prodotti biologici, nel 1998 aveva destinato parte del suo bilancio alla tutela della palude e ne aveva affittato per dieci anni, a 1.500 euro l’anno, 8 dei 111 ettari, con l’obiettivo di salvare un’area di grande interesse ambientale e paesaggistico.
In questi dieci anni i soci, con il loro lavoro volontario e gratuito, sono riusciti a mettere a dimora piante di diverse specie, tipiche delle zone umide, come ontano nero, olmo, frassino, quercia, farnia, carpino bianco, salici, e hanno piantato un canneto per vedere l’evoluzione ecologica della palude.
Quest’anno la scadenza del contratto ha posto la cooperativa di fronte ad una scelta: sottoscrivere un altro contratto o lasciar perdere.
“Non avevamo più la forza, né economica né fisica, per portare avanti un altro contratto – spiegano alla cooperativa -, oltre al fatto che non ci sembrava giusto essere i soli ad occuparsi della palude. D’altra parte lasciar perdere significava cancellare anni di lavoro”.
Così hanno pensato di contattare diverse associazioni che hanno dato vita ad un comitato in difesa della palude, del quale fanno parte, oltre alla cooperativa, Wwf, Lipu, Legambiente, Ctg, Circolo Arci, Lac. Quest’ultima, Lega abolizione caccia, ha rinnovato il contratto e si è accollata l’affitto fino al 2018.
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Verona, un’azienda biologica salva la palude di Pellegrina
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Ambiente




























04.09.2010 ore 12:44
grazie grazie e grazie ancora anche a nome di tantissimi indifferenti.
ciao.