La Fao denuncia: un terzo del cibo prodotto nel mondo finisce nella spazzatura
I consumatori dei Paesi ricchi gettano nella spazzatura più cibo di quanto ne riesca a produrre l’Africa sub-sahariana. Circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti per il consumo umano nel mondo, infatti, finiscono nella spazzatura senza neanche passare per la tavola.
La denuncia shock arriva da uno studio commissionato dalla Fao, secondo il quale ogni anno più di un miliardo di tonnellate di rifiuti in tutto il mondo va sprecato e finisce tra i rifiuti. Lo studio raccomanda ai Paesi in via di sviluppo di migliorare la produzione e soprattutto la distribuzione, in modo da fermare lo spreco di così tanto cibo, mentre ai Paesi industrializzati raccomanda semplicemente di ridurre lo spreco.
Tra i risultati principali dello studio, realizzato dall’Istituto svedese per l’alimentazione e la biotecnologia, sono emersi il dato sconcertante che i consumatori dei Paesi ricchi buttano una quantità di cibo, 222 milioni di tonnellate l’anno, pari se non superiore a tutta la produzione alimentare dell’Africa sub-sahariana e che i cibi che finiscono nella (continua…)
L’amico Antonio Galdo, giornalista indagatore, promotore di “
Gli oli biologici isolani confermano l’Italia ai vertici dell’olivicoltura Bio mondiale. A sancirlo è il principale verdetto del Premio Biol, la kermesse internazionale riservata ai migliori oli Bio, che da 16 anni assegna in Puglia i più importanti riconoscimenti mondiali del settore.
A sessantacinque anni Nelson Campanioni è fiero di fare il contadino e non vuole essere trattato da sognatore quando spiega che a Cuba le città possono accogliere distese di orti. Campanioni è il segretario esecutivo del Programma nazionale d’Agricoltura urbana e suburbana: “una rivoluzione agroecologica”, secondo lui, che consiste nel moltiplicare le aree agricole e orticole in città, occupando anche i tetti dei palazzi.
Il “guerrilla gardening” è una forma di “guerriglia” urbana che punta a riappropriarsi degli spazi urbani abbandonati, coltivandoli e facendoli fiorire. E’ una pratica che sta prendendo sempre più piede nelle capitali europee, dove gli abitanti cercano di riavvicinarsi alla natura, relazionandosi in maniera diversa con ciò che mangiano. Una delle città in cui il “guerrilla gardening” ha avuto più successo è Berlino (città creativa, frizzante, motivante sotto molti punti di vista), dove le attività di “guerriglia” non si limitano solo a spargere semi più o meno clandestinamente negli spazi cittadini non utilizzati.
Il 23% dei genitori italiani dichiara che i propri figli non consuma quotidianamente frutta e verdura.
Il periodo che stiamo vivendo è caratterizzato da grandi cambiamenti e contraddizioni, da una parte l’esasperazione della globalizzazione, dall’altra la ricerca di uno stile di vita più naturale, ecologico e perché no etico. Gli acquisti, quindi, diventano consapevoli e il consumo più critico e attento.
Finora c’erano i Gas (Gruppi di acquisto solidale), adesso nascono i Gat, cioè i Gruppi di acquisto terreni. Una nuova categoria che ha fatto del biologico la sua bandiera. A monte, come sempre in queste cose, c’è una crescente consapevolezza che il gruppo, la squadra, il “fare” insieme può costruire qualcosa di importante.
Per una Pasqua biologica, un uovo pasquale Bio. Detto, fatto. Eccolo qua: firmato dall’azienda dolciaria Giampaoli di Ancona. E’ il primo uovo di Pasqua ecologico e biologico insieme.
Sono 5,5 milioni gli italiani che ogni giorno mangiano fuori casa nell’ambito del circuito della ristorazione collettiva pubblica, 2,4 milioni dei quali sono studenti, 200 mila degenti di ospedali, 450 mila tra esercito, polizie e forze dell’ordine. In tutto il settore muove un giro d’affari di 6 miliardi di euro l’anno. Considerando che il costo medio per la materia prima di ogni pasto erogato nelle mense è di 1,6 euro, il mercato delle mense solo per i produttori di cibo muove un giro d’affari di 8,8 milioni di euro al giorno. E ancora, considerando che un milione di bambini mangia menu 










