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I consumatori dei Paesi ricchi gettano nella spazzatura più cibo di quanto ne riesca a produrre l’Africa sub-sahariana. Circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti per il consumo umano nel mondo, infatti, finiscono nella spazzatura senza neanche passare per la tavola.
La denuncia shock arriva da uno studio commissionato dalla Fao, secondo il quale ogni anno più di un miliardo di tonnellate di rifiuti in tutto il mondo va sprecato e finisce tra i rifiuti. Lo studio raccomanda ai Paesi in via di sviluppo di migliorare la produzione e soprattutto la distribuzione, in modo da fermare lo spreco di così tanto cibo, mentre ai Paesi industrializzati raccomanda semplicemente di ridurre lo spreco.
Tra i risultati principali dello studio, realizzato dall’Istituto svedese per l’alimentazione e la biotecnologia, sono emersi il dato sconcertante che i consumatori dei Paesi ricchi buttano una quantità di cibo, 222 milioni di tonnellate l’anno, pari se non superiore a tutta la produzione alimentare dell’Africa sub-sahariana e che i cibi che finiscono nella (continua…)

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L’amico Antonio Galdo, giornalista indagatore, promotore di “Non sprecare”, a tutti gli effetti un movimento che trova sempre più consensi, ha scritto un altro libro sul tema. Il titolo è “Basta poco” (edito da Einaudi) e ne consiglio la lettura. Il sottotitolo, poi, è emblematico del contenuto: “Pensieri forti e gesti semplici per una nuova ecologia della vita quotidiana”.
E’ un libro interessante, che fa pensare, che si legge tutto d’un fiato, che invita a un nuovo comportamento civile e sociale, che dedica un capitolo anche al biologico. Capitolo che però (Antonio, non me ne volere!) non rende merito al cibo biologico, trascinandolo nella solita retorica dell’assunto che “non inquina, tutela l’ambiente, ma costa di più ed è dimostrato che non ha qualità salutistiche migliori degli alimenti convenzionali”.
Insomma, Antonio Galdo scrive chiaramente che il biologico è solo un’abile azione persuasiva di marketing: fa bene all’economia, non alla salute.
A parte il fatto che se così fosse il biologico avrebbe ben altro impatto (continua…)

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Gli oli biologici isolani confermano l’Italia ai vertici dell’olivicoltura Bio mondiale. A sancirlo è il principale verdetto del Premio Biol, la kermesse internazionale riservata ai migliori oli Bio, che da 16 anni assegna in Puglia i più importanti riconoscimenti mondiali del settore.
Il miglior olio biologico del 2011 è l’extravergine sardo “S. Andria”, dell’oleificio Sandro Chisu di Orosei (Nuoro): è risultato il migliore assoluto tra gli oltre 380 oli in gara, giunti da 19 Paesi, per una copertura pressoché completa dell’olivicoltura internazionale.
E dalla Sicilia arriva il secondo posto, aggiudicato al “Dop Valli Trapanesi”, dell’azienda biologica Titone.
Terzo piazzamento per il “moraiolo toscano” dell’azienda Cesare Buonamici di Fiesole (Firenze).

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A sessantacinque anni Nelson Campanioni è fiero di fare il contadino e non vuole essere trattato da sognatore quando spiega che a Cuba le città possono accogliere distese di orti. Campanioni è il segretario esecutivo del Programma nazionale d’Agricoltura urbana e suburbana: “una rivoluzione agroecologica”, secondo lui, che consiste nel moltiplicare le aree agricole e orticole in città, occupando anche i tetti dei palazzi.
Lanciato nel 1997, il piano è uno dei pilastri della strategia di autosufficienza alimentare del presidente Raul Castro. Interessa frutta, verdura, ma anche fiori, piante d’appartamento (continua…)

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Il “guerrilla gardening” è una forma di “guerriglia” urbana che punta a riappropriarsi degli spazi urbani abbandonati, coltivandoli e facendoli fiorire. E’ una pratica che sta prendendo sempre più piede nelle capitali europee, dove gli abitanti cercano di riavvicinarsi alla natura, relazionandosi in maniera diversa con ciò che mangiano. Una delle città in cui il “guerrilla gardening” ha avuto più successo è Berlino (città creativa, frizzante, motivante sotto molti punti di vista), dove le attività di “guerriglia” non si limitano solo a spargere semi più o meno clandestinamente negli spazi cittadini non utilizzati. (continua…)

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Il 23% dei genitori italiani dichiara che i propri figli non consuma quotidianamente frutta e verdura.
Per aumentare la presenza di tali prodotti nella dieta quotidiana dei bambini nella delicata fase in cui si sviluppano le loro abitudini alimentari, è stato sviluppato il programma (triennale) comunitario “Frutta nelle scuole” (introdotto dal regolamento CE n.1234/2007 del Consiglio del 22 ottobre 200).
La seconda annualità del programma, in fase di attuazione, è finanziata con oltre 16 milioni di euro (poco meno di 7 di fonte comunitaria, gli altri a carico dell’amministrazione statale), e prevede la fornitura di ortofrutta fresca e di quarta gamma (continua…)

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Il periodo che stiamo vivendo è caratterizzato da grandi cambiamenti e contraddizioni, da una parte l’esasperazione della globalizzazione, dall’altra la ricerca di uno stile di vita più naturale, ecologico e perché no etico. Gli acquisti, quindi, diventano consapevoli e il consumo più critico e attento.
La crescita della richiesta di prodotti ecosolidali e biologici ne è una conferma. Il biologico non è più una scelta di nicchia, ma la manifestazione di un modus vivendi sempre più diffuso. E, nonostante la crisi, ecco che in Italia aumentano i consumi di alimenti biologici. I primi dieci mesi del 2010, secondo (continua…)

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Finora c’erano i Gas (Gruppi di acquisto solidale), adesso nascono i Gat, cioè i Gruppi di acquisto terreni. Una nuova categoria che ha fatto del biologico la sua bandiera. A monte, come sempre in queste cose, c’è una crescente consapevolezza che il gruppo, la squadra, il “fare” insieme può costruire qualcosa di importante.
Fare la spesa in modo critico e consapevole, infatti, è già, grazie ai Gas, una scelta di molti. Molti che si rivolgono per i propri acquisti direttamente ai produttori: contadini e piccoli allevatori, spesso biologici.
Diciamo che l’evoluzione imprenditoriale dei Gas sono i Gat. Cioè una nuova realtà, spinta però da motivazioni simili, (continua…)

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Per una Pasqua biologica, un uovo pasquale Bio. Detto, fatto. Eccolo qua: firmato dall’azienda dolciaria Giampaoli di Ancona. E’ il primo uovo di Pasqua ecologico e biologico insieme.
“L’attenzione dei consumatori verso la sostenibilità ambientale è sempre più accentuata – spiega Giampaolo Giampaoli, titolare dell’omonima azienda -, sia per quanto riguarda la provenienza del cibo che viene messo in tavola, sia per quanto riguarda lo smaltimento e il riciclo delle confezioni. Perciò abbiamo inventato un uovo sostenibile al 100%. Prima abbiamo selezionato la cioccolata certificata biologica. La pasta di cacao, lo zucchero di canna e il burro di cacao di cui è composta sono tutti e tre certificati biologici al 100%. Tutto il resto, gli incarti, le etichette, le sorprese contenute all’interno, i sostegni delle uova e gli imballi esterni per il trasporto, sono totalmente ecologici e riciclabili. Abbiamo voluto dare un piccolo segnale in tal senso e contribuire anche noi, per quanto possiamo, alla salvaguardia del pianeta”.
L’uovo biologico ed ecologico della Giampaoli ha un peso netto di 250 grammi e viene venduto al pubblico al prezzo indicativo di euro 11,90. (continua…)

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Sono 5,5 milioni gli italiani che ogni giorno mangiano fuori casa nell’ambito del circuito della ristorazione collettiva pubblica, 2,4 milioni dei quali sono studenti, 200 mila degenti di ospedali, 450 mila tra esercito, polizie e forze dell’ordine. In tutto il settore muove un giro d’affari di 6 miliardi di euro l’anno. Considerando che il costo medio per la materia prima di ogni pasto erogato nelle mense è di 1,6 euro, il mercato delle mense solo per i produttori di cibo muove un giro d’affari di 8,8 milioni di euro al giorno. E ancora, considerando che un milione di bambini mangia menu (continua…)

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