E’ meglio un prodotto Bio qualunque o uno che racconta una storia e si fa portatore di un’esperienza globale? E’ questo il bivio di fronte al quale si trova oggi l’agricoltura biologica e la questione è stata al centro dell’apertura del Biofach 2010, il salone mondiale del biologico, in corso di svolgimento a Norimberga.
“La figura del consumatore sta cambiando – ha detto Simonetta Carbonaro, esperta di psicologia del consumo, nel suo discorso di apertura al salone -. Il nuovo consumatore guarda il prezzo, certo, ma anche la qualità di un prodotto. Sceglie prodotti che hanno un sapore e sanno raccontare una storia. Anche negli Stati Uniti, patria del consumo extralarge e cheap, si sta affermando un diverso sistema di consumo, probabilmente anche a causa della crisi economica. Un modello basato sulla happy frugalità, la frugalità felice, che si basa sulla scelta di mangiare meno, ma mangiare meglio”.
Quest’analisi è stata condivisa da Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, secondo cui “il biologico può essere il punto di partenza per dare forza al nuovo modello di consumatore che sta nascendo in Europa e trasformare di conseguenza lo stesso modello di produzione. L’ agricoltura biologica che Aiab sostiene da sempre è quella fondata sulla partecipazione del consumatore e non quella, che pur esiste, centrata su un sistema agroindustriale”.
La nuova agricoltura Bio, quindi, oltre ai requisiti di sostenibilità e trasparenza deve affiancare anche una parte emozionale, che ha nel gusto e nell’esperienza il suo centro. Altrimenti, potrebbe pensare il consumatore, “perché pagare di più?”.
Anche Katherine Di Matteo, Presidente Ifoam (la Federazione internazionale che riunisce i movimenti del biologico di tutto il mondo) ritiene che “un sistema economico alternativo, è necessario. La sfida è ancora grande. L’insicurezza alimentare negli ultimi anni è aumentata, così come la povertà. Nel 2009 i poveri nel mondo hanno superato il miliardo. Ci sono ancora forti limiti all’accesso alle risorse. In questo quadro, l’agricoltura biologica deve giocare un ruolo centrale nella battaglia per la sicurezza alimentare e per garantire gli interessi di tutti gli steckolders del settore, a partire dai contadini poveri e dai piccoli agricoltori”.
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18
feb
Biofach, emerge un nuovo consumatore del Bio: vuole prodotti con storie e qualità
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Documentazioni sul biologico





























22.02.2010 ore 11:37
Sono d’accordo, la globalizzazione ha reso ancor più poveri gli agricoltori, con prezzi che non hanno niente a che vedere con l’ottima qualità del prodotto biologico. Siamo un’azienda agricola che produce da diverse generazioni olio extravergine di oliva biologico, ma le soddisfazioni diminuiscono di anno in anno, nonostante la buona qualità, l’impegno e le spese annue da affrontare, si è costretti a svendere perchè il mercato lo impone. A differenza di olii di marca nei supermercati, a prezzi accessibilissimi, ma che non hanno nè il vero sapore e nè le qualità di essere un extravergine al 100% (e sottolineo al 100%).