C’è chi li adora per la qualità e la spesa conveniente e chi li vede come un intralcio, addirittura una concorrenza sleale. Insomma, i mercatini degli agricoltori, adesso “ribattezzati” farmer market, perché dobbiamo sempre farci del male a livello linguistico, sono più che mai al centro di una discussione i cui toni si stanno inaspettatamente alzando.
Intanto bisogna prendere atto di un fatto: la vendita diretta del produttore, cioè dell’agricoltore, al consumatore è una realtà che, soprattutto nel nord dell’Italia, sta prendendo piede. In città, ma anche fuori. I Consorzi agrari non sono mai stati così affollati… Perché è una cosa che funziona. Garantisce la genuinità dei prodotti (e quelli biologici trovano giustamente grande spazio e consenso) a dei prezzi inferiori a quelli dell’abituale filiera commerciale, in quanto parecchi e costosi passaggi di questa filiera vengono saltati del tutto.
Adesso, però, la Confcommercio è scesa sul piede di guerra. Dicendo che i mercati in questione (parole del presidente di Fida-Confcommercio, Dino Abbascià, al periodico Agrisole) “non rispettano le regole. Vendono spesso prodotti che non sono di loro produzione, a volte anche di provenienza estera. Lo abbiamo constatato a Milano, Mantova e in Puglia. Dove vanno a finire la qualità e la tracciabilità della filiera corta?”.
In poche parole, Abbascià si batte per la difesa di una categoria, quella dei commercianti, che, a suo dire, non beneficia dello stesso trattamento degli agricoltori. E arriva a dire che “non c’è bisogno di un altro canale distributivo, i farmer market dovrebbero vendere solo produzioni di nicchia e locali, per dare valore aggiunto a un’offerta che non troverebbe spazio nella grande distribuzione organizzata. Inoltre, non è vero che nei mercatini la spesa è a buon mercato. Il risparmio, nel migliore dei casi, non arriva al 20%”.
Una sparata? Sì e no. Intanto, per inquadrare bene la situazione, è bene dire che Abbascià è stato quasi costretto a scendere in campo per tutelare gli interessi dei commercianti, ripetutamente accusati (dalla Coldiretti in primis) di arrivare a praticare ricarichi del 100%. E, seguendo questa logica, non può fare a meno di avercela con chi non sta alle regole. E’ un po’ la stessa diatriba che contrappone i ristoranti o gli alberghi agli agriturismo.
Nella lista dei privilegi trovano spazio: il trattamento fiscale agevolato, perché i mercatini rientrano nell’attività agricola e quindi sono esenti da tassazione aggiunta; l’assenza di emissione di scontrini; il mancato pagamento degli spazi, in quanto spesso vengono messi a disposizione dalle amministrazioni comunali e provinciali.
In sostanza, dicono i commercianti, così facendo loro tagliano le spese del 50% rispetto alle nostre. Se non è concorrenza sleale questa…
Sul fatto dei privilegi, possiamo concordare. Ci vogliono regole, ci vuole chiarezza. Ma non tocca certamente agli agricoltori burocratizzare i mercatini. Loro non fanno altro che vendere spontaneamente. E questo conviene sia agli agricoltori coinvolti, sia al consumatore. In questo caso, ognuno fa i suoi interessi. Il rapporto qualità-prezzo resta, comunque, decisamente a favore dei mercatini.
Che poi l’agricoltore faccia il furbo, vale a dire venda prodotti che non sono farina del suo sacco, può essere vero: è tipicamente italiano. L’acquirente ha comunque modo di verificare cosa sta mettendo nella borsa della spesa. Una volta scelto il contadino di riferimento per i suoi acquisti, non deve fare altro che andare a trovarlo là dove produce. E a toccare con mano. Ancora più facile quando l’agricoltore fa anche vendita diretta, presso l’azienda.
Questo processo di verifica della trasparenza il consumatore con il contadino può farlo, perché i due sono spesso divisi da pochi chilometri. Con il commerciante, no.
Un’ultima annotazione. Secondo la Coldiretti, le vendite dirette sono cresciute dell’8%, raggiungendo un fatturato di 2,7 miliardi. La metà degli italiani ha acquistato nel 2008 almeno una volta direttamente dal contadino. I motivi della scelta? In primo luogo la genuinità dei prodotti proposti (63% degli intervistati), poi per il gusto (39%). Solo all’ultimo posto c’è il prezzo (28%).
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23
mar
Farmer market: la Confcommercio li accusa, i consumatori li frequentano sempre di più
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Il mercato del biologico



























