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Falsi prodotti biologici per una mega truffa da 200 milioni di euro. Sei persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Verona tra Ferrara, Foggia, Pesaro, Urbino e Verona. Un giro d’affari impressionante, ma a danno dei consumatori, convinti di acquistare prodotti biologici.
L’inchiesta, nota come “Gatto con gli stivali”, portata avanti dalle Fiamme gialle e dalla Procura della Repubblica di Verona, ha accertato la commercializzazione di grossi quantitativi di prodotti non biologici, spacciati come tali. Tra questi, sono stati sequestrate 700mila tonnellate di prodotti con falsa certificazione.
Per dare un’idea, si tratta del 10% del totale del mercato biologico nazionale. Tra i prodotti sequestrati vi erano 2.500 tonnellate tra frumento, favino, soia, farine e frutta fresca.
Un mercato del falso ampiamente radicato che partiva dal Veneto e scendeva fino alla Puglia, passando per l’Emilia Romagna e le Marche.
Tra gli alimenti sequestrati dalla Guardia di Finanza di Verona “in alcuni casi sono stati riscontrate presenze di prodotti addirittura banditi dalla Comunità Europea, declassando il prodotto stesso neanche per il consumo umano”. Lo ha detto Biagio Morana, direttore della sede di Verona del Servizio repressione frodi del ministero per le Politiche agricole, che ha collaborato con la Guardia di Finanza nell’indagine che ha portato all’arresto di sette persone e al sequestro di 2.500 tonnellate di merce falsamente biologica.
“Tuttavia – ha precisato Morana – non bisogna fare allarmismi: i livelli riscontrati nelle analisi non devono destare preoccupazione, perché conta la concentrazione di prodotti assunti”. I controlli sono stati svolti dal laboratorio di Catania e da altri centri.
“Le analisi – ha spiegato Morana – hanno stabilito che si trattava di prodotti non ammessi, o addirittura banditi dal Regolamento Europeo sull’agricoltura biologica 834 del 2007”.
La fila di tir carichi di prodotti alimentari con la falsa etichetta biologia era lunga oltre 500 chilometri, la distanza tra Verona e Roma e durava dal 2007.
“Voglio anzitutto sottolineare l’importante contributo alle indagini della Guardia di Finanza che è giunto dagli organismi di certificazione autorizzati dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali soci di FederBio, a dimostrazione che solo una stretta sinergia fra il sistema di certificazione di settore e le autorità pubbliche può garantire il mercato e i consumatori – commenta Paolo Carnemolla, presidente di FederBio -. I fatti, che risalgono a qualche anno fa, confermano la richiesta della Federazione per un miglioramento dei sistemi di scambio di informazione e di banche dati perché tutte le informazioni utili a garantire la trasparenza del mercato siano disponibili in tempo reale e a tutti i soggetti interessati. Anche su un più stretto coordinamento del sistema di certificazione FederBio da tempo non solo chiede un intervento adeguato da parte del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ma ha anche avviato nel frattempo un proprio progetto, consapevole dell’urgenza di migliorare il sistema. Dallo scorso giugno, inoltre la Federazione ha adottato un Codice Etico per tutti gli operatori e i soggetti che operano nel settore e ha insediato a novembre un Giurì di autodisciplina composto da personalità esperte e assolutamente indipendenti. Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura e siamo pronti a costituirci parte civile in rappresentanza dell’intero settore nel giudizio contro questa grave frode, che ha danneggiato anzitutto la credibilità e l’operato dei tanti operatori perbene, che magari trovano difficoltà di mercato per la concorrenza sleale di chi opera in maniera disonesta”.
“L’attività d’indagine svolta dalle forze dell’ordine nel comparto agroalimentare è fondamentale per garantire ai cittadini la sicurezza e la tutela dalle frodi che si stanno presentando con sempre più frequenza, soprattutto riguardo ai prodotti di qualità, come il biologico e il Made in italy e alla Guardia di finanza va il nostro plauso per il costante lavoro di controllo che svolge – commenta invece Legambiente con una nota -. E’ chiaro che al lavoro degli istituti preposti al controllo è necessario affiancare una governance della sicurezza alimentare ancora più efficace, perché il fenomeno delle frodi alimentari è sempre più diffuso e danneggia uno dei comparti del nostro agroalimentare maggiormente apprezzato dai consumatori, che fa registrare volumi di vendita crescenti. Il biologico è un tassello molto importante della nostra economia che dobbiamo sostenere e sul quale vigilare con la massima attenzione soprattutto in un momento di crisi come quello attuale. I cittadini italiani hanno diritto a prodotti alimentari sicuri”.

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2 commenti
  • Alessia
    09.12.2011 ore 19:11

    Aiuto…al greenwashing non c’è mai fine. E a quanto pare neanche alle frodi. Che peccato, per chi invece produce onestamente e per chi dall’altro lato acquista il bio spendendo spesso anche qualcosa in più.


  • roberto pinton
    18.12.2011 ore 10:34

    Dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la
    dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

    Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato la settimana scorsa: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di Euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al
    volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da
    operazioni inesistenti).

    È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.

    Il perimetro della frode (che innegabilmente c’è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.

    Ciò non basta a rasserenare le 47.658 aziende perbene e le oltre 300.000 persone che
    lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.



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