L’agenzia Adn/Kronos ha diffuso un bellissimo ritratto di Pierre Rabhi, che pubblichiamo integralmente.
Produrre e consumare fino alla fine della nostra esistenza non è la vera vocazione dell’Uomo, che invece dovrebbe amare, ammirare e prendersi cura della vita sotto tutte le sue forme. Impegnato da anni per riportare l’Uomo e la Natura al centro delle nostre preoccupazioni, Pierre Rabhi (foto a sinistra), 72 anni, uno dei pionieri dell’agricoltura ecologica in Francia, esperto internazionale per la lotta contro la desertificazione, ma anche scrittore e pensatore, non solo professa la necessità di cambiare modello di sviluppo, ma propone soluzioni e, soprattutto, le applica.
Nato nel 1938 nel Sud dell’Algeria, Rabhi è figlio di un fabbro, che era anche musicista e poeta, costretto dai “tempi moderni” a diventare minatore. Dopo la scomparsa di sua madre, viene affidato, all’età di cinque anni, a una coppia di francesi. Riceve un’educazione europea, mantenendo tuttavia la cultura d’origine. A vent’anni approda a Parigi. In mancanza di diplomi (’’la scuola mi ha sempre annoiato perché non rispondeva alle questioni fondamentali che mi ponevo’’) inizia a lavorare in un’azienda come operaio specializzato. Un’esperienza, questa, che diventa per lui un interessante posto di osservazione per capire la condizione reale degli esseri umani nella modernità. Dopo tre anni passati a Parigi, nel 1961, Rabhi, decide con sua moglie di abbandonare la capitale per installarsi in Ardeche, nel Sud Est della Francia. Diventato operaio agricolo, si oppone rapidamente alla logica di produttività applicata all’agricoltura. Nel ’72, dopo aver scoperto l’agricoltura biologica ed ecologica, in particolare leggendo i libri di Ehrenfried Pfeiffer e di Rudolf Steiner, applica alla sua piccola fattoria, con successo, i metodi studiati e crea quello che lui ama definire, un’oasi di vita.
E questo nonostante la sua fattoria sia situata in un luogo in cui le condizioni agronomiche erano estreme: poca acqua e terra rocciosa. In quella fattoria nascono i suoi cinque figli a cui Rabhi trasmette la passione: una delle sue figlie ha aperto una scuola Montessori mentre tre dei suoi figli hanno realizzato un motore ecologico. Rabhi, a poco a poco, inizia la sua attività di uomo pubblico, diffondendo l’agroecologia, che si fonda sul principio secondo cui una terra può nutrire una famiglia senza stravolgere l’ecosistema: né fertilizzanti, né pesticidi, gestione dell’acqua parsimoniosa. Questa tecnica dimostra che si può conciliare necessità di sopravvivenza e rispetto della natura. Rabhi si impegna così ad applicare tali metodi dove la terra è particolarmente ingrata. Tra la fine degli anni ’70 e nel corso degli anni ’80, crea diversi programmi di formazione in Francia, in Europa e in Africa. In particolare, partecipa ad alcuni programmi internazionali, compresi quelli sotto la tutela dell’Onu, in Marocco, Palestina, Algeria, Tunisia, Senegal, Togo, Benin, Mauritania, Polonia e Ucraina. Negli anni ’90 crea l’associazione Terre & Humanisme per la trasmissione dell’etica e della pratica agroecologica e lancia nuove iniziative in Niger, Mali e Marocco.
Nel 2002 Rabhi, spinto da alcuni amici, si lancia nella precampagna elettorale in occasione delle presidenziali, raccogliendo numerosi consensi, ma non abbastanza firme per essere ufficialmente in corsa per l’Eliseo.
Nel 2006 prende il via Colibris, il suo Movimento per la Terra e l’Umanesimo.
Sono numerosi i progetti che ha realizzato in Francia. Fra questi, quello del Monastero di Salan, nel Sud del Paese, dove le suore, applicando i suoi insegnamenti, sviluppano una coltivazione biologica.
Un’esperienza che potrebbe estendersi prossimamente a monasteri ortodossi rumeni. Poi c’è l’Hameau des Buis, in Ardeche, un’esperienza iniziata nel 2003, che raggruppa 20 alloggi riuniti intorno ad una scuola e ad una fattoria. A marzo, poi, dovrebbe vedere la luce la “Fondazione Pierre Rabhi” per l’agroecologia e l’autonomia alimentare.
Questo è Rabhi. Un uomo che, come diceva il famoso violinista Yehudi Menuhin, “ha fecondato terre polverose con il suo sudore, con un lavoro che ristabilisce la catena della vita che interrompiamo continuamente’’.
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3
feb
Pierre Rabhi e l’agroecologia: “La terra dà nutrimento senza stravolgere l’ecosistema”
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Agricoltura biologica

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