Incredibile. Domenica scorsa, 18 ottobre, chi ha avuto modo di leggere il Corriere della Sera è rimasto a dir poco sconcertato. A pagina 55 (riprodotta qui a sinistra), infatti, nientemeno che all’interno della sezione Salute, spiccava un pubbliredazionale, a cura di Rcs Pubblicità, tutto dedicato agli agrofarmaci.
Emblematico il titolo: “L’importanza degli agrofarmaci”. Tutto un programma il sottotitolo: “Senza il loro contributo esiste il rischio di un sensibile abbattimento della produzione agricola”. Esemplificativo il titolo di taglio basso: “Uno stretto legame fra alimentazione e salute”. Agghiacciante il titolino del box in basso a sinistra: “Nessun rischio per i consumatori”.
Allora, tutti sanno che gli agrofarmaci sono, di fatto, i comunemente chiamati pesticidi. Secondo chi produce questa roba, gli agrofarmaci salvaguardano la salute della pianta, mantengono l’igiene degli alimenti, aumentano la redditività, conservano gli habitat naturali e la biodiversità, permettono di produrre senza i vincoli della stagionalità.
Insomma, raccontano un sacco di inesattezze. Non sapendo che i greci avevano già capito tutto molto tempo fa. Farmaco, infatti, in greco significa VELENO.
Il pubbliredazionale in questione, ha sollevato la veemente protesta di Roberto Pinton, nostro collaboratore, colui che ritengo uno dei punti di riferimento conoscitivi e comunicazionali del biologico in Italia.
Roberto qualche giorno la lettura del pubbliredazionale riguardante gli agrofarmaci sul Corriere della Sera ha inviato una segnalazione di pubblicità ritenuta ingannevole all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Pubblico ampi stralci di questa segnalazione senza aggiungere nulla. Le osservazioni (documentate) di Roberto Pinton sono più che sufficienti per capire che siamo di fronte a una mistificazione vera e propria. Ancora una volta.
Pinton fa presente al Garante in primo luogo che: “…la pagina pubbliredazionale è priva di qualsiasi indicazione che consenta di individuare il committente”. Dopodiché entra nello specifico delle inesattezze.
“…Nel box titolato con evidenza “Nessun rischio per i consumatori” si afferma “La presenza su frutta e verdura di residui chimici potenzialmente pericolosi derivanti dall’uso di agrofarmaci è da escludere categoricamente”. Tale affermazione è non veritiera. Secondo quanto reso noto dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, dalle analisi effettuate nel corso dell’anno 2008 dai laboratori pubblici
provinciali e regionali su 8764 campioni di prodotti alimentari, è risultato che 2410 (il 27,5%) presentavano residui di uno o più fitofarmaci e che altri 109 (1.2% del totale) contenevano residui di fitofarmaci in misura addirittura superiore al residuo massimo ammesso dalle vigenti disposizioni di legge. Se ci si concentra sulla frutta fresca, 1537 campioni su 3507 (cioè ben il 43.9%) presentavano residui di uno o più fitofarmaci e altri 81 (il 2,3%) presentavano residui al di sopra dei limiti di legge (dato in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente). Contrariamente a quanto sostenuto nel box, e segnatamente: “La presenza su frutta e verdura di residui chimici potenzialmente pericolosi derivanti dall’utilizzo di agrofarmaci è da escludere categoricamente”, solo il 53.8% della frutta analizzata nel corso del 2008 dalle Autorità sanitarie si è rivelato privo di residui di agrofarmaci”.
Pinton prosegue: “I dettagli sulle analisi effettuate nei diversi territori regionali sono reperibili nei siti delle Arpa regionali (elenco completo a pagina http://www.reteambientale.net/arpa.asp) o, più comodamente, nel sito dell’associazione Legambiente, che da più anni raccoglie i dati regionali aggregandoli nel rapporto annuale “Pesticidi nel piatto”, reperibile a pagina http://www.legambiente.eu/documenti/2009/0521_dossiervari/Pesticidinelpiatto_05062009.pdf. Il sottoscritto ritiene che quanto sostenuto nella pagina pubbliredazionale sia ingannevole, contenendo informazioni non rispondenti al vero e idonee a trarre in inganno il consumatore, quali la “categorica” esclusione dell’eventualità di residui di agrofarmaci che, nella realtà, risultano invece contaminare il 28.7% dei prodotti alimentari e ben il 46.2% della frutta. Trattasi, ad avviso del sottoscritto, di informazione rilevante di cui il consumatore medio necessita per assumere decisioni d’acquisto consapevoli. I residui di agrofarmaci sono infatti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza di quantomeno taluni consumatori: non a caso la normativa (D.M. 6 aprile 1994, n.500; D.P.R. 7 aprile 1999 n. 128; D.M. 23 dicembre 2002 n. 317) prevede per gli alimenti destinati all’infanzia soglie massime anche decine di volte inferiori a quelle indicate per la generalità dei consumatori
(Decreto Ministero della Salute 27 agosto 2004, successive modifiche e integrazioni). La presenza di residui di agrofarmaci (pur asseritamente “da escludere categoricamente”) rende i prodotti contaminati (28.7% complessivamente, e 46.2% per la frutta) del tutto non idonei al consumo dei bambini. L’affermazione non veritiera è tale da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza, quali, per esempio, il consumo di prodotti ottenuti con tecniche di agricoltura integrata o biologica che, nel quadro di regimi di controllo rispettivamente regionali ed europei, riducono o escludono il ricorso ad agrofarmaci chimici di sintesi”.
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21
ott
Corriere della Sera, proteste per una pagina sugli agrofarmaci: “Pubblicità ingannevole”
scritto da Giovanni Bertizzolo | postato in Sicurezza alimentare



























