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chefLa notizia era sul Corriere della Sera di ieri. L’artista francese dei fornelli Marc Veyrat, uno degli chef più conosciuti al mondo, tanto che anche nella Guida Michelin 2009 il suo ristorante, l’Auberge de l’Eridan, in Alta Savoia, vedrà confermate le tre stelle (il massimo) che si porta dietro come onorificenza ormai da anni, ha deciso di tirare giù la saracinesca.
Il nuovo progetto di Veyrat, che è un abile comunicatore, è di prendere le distanze dalla cucina titolata, quella che assurge ad arte e si trasforma in marketing. Un’arte da 300 euro a cranio ogni volta che si mette piede in uno dei templi deputati alla cucina. Dall’articolo veniamo a sapere che lo stress ha colpito Veyrat. Ma è uno stress che, evidentemente, non ha inciso sulla sua indole vulcanica. Cosa ha pensato di fare il Maestro, colui che viene definito il miglior cuoco di Francia?
Ha preso una decisione epocale: aprirà un ristorante biologico. Biologico dalla A alla Z, non solo per il cibo, ma anche per il suo funzionamento. Con tanto di riciclo d’acqua. La località prescelta sembra essere Manigod, sulle Alpi. Ma si vocifera di una seconda apertura (con gli stessi presupposti) a Praga. E non è tutto. Lo stressato Veyrat avrebbe in mente di inaugurare a breve dei fast food biologici, con menù da 15 euro, sparsi in giro per la Francia.
Una tendenza che sta già dilagando. Altri chef-artisti (compreso il nostro Gualtiero Marchesi) sarebbero intenzionati a gettarsi anima e corpo nel biologico low cost.
Il termine low cost affiancato a cuochi che notoriamente abbinano la loro prestazione esclusiva a un tariffario alla portata di pochi, già mi suona strano. Se poi il termine lo affianchiamo anche al cibo biologico, diventa un vero e proprio enigma, in quanto è risaputo che i prodotti provenienti da agricoltura biologica hanno un costo finale più alto di quelli da agricoltura tradizionale, in quanto si portano dietro controlli e processi lunghi nel tempo.
Restiamo quindi cauti nel dare giudizi finali. Ciò non vieta, però, di accogliere con curiosità l’interesse di alcuni artisti-chef nei confronti del Bio. A livello mediatico potrebbe diventare un’occasione di ribalta dove promozionare gli alimenti biologici. Sperando che il tutto non si riduca a tentativi maldestri di fare notizia sfruttando i contenuti sociali dell’alimentazione biologica, visto che fanno sempre più presa sull’opinione pubblica.

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Un commento
  • dario
    04.08.2010 ore 11:26

    Si mi interesso da anni del settore adesso sto collaborando con una azienda veneta che produce miele artigianale e suoi derivati naturali e biologici in vari settori come integratori, cosmetica, pasta etc.. sto cercando insieme ad un amico che lavora nella ristorazione da semrpe di valutare ipotesi anche di ristorazione biologica già da diverso tempo lavorando molo sul kamut che ritengo sia una farina eccezionale, peccato l’informazione in italia vergognosa perchè con il kamut si campa 100 anni.



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