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cartello-2Da questo post apriamo un dibattito sulle mense Bio. Indispensabili, secondo noi, negli asili, nelle scuole e negli ospedali. Partiamo con il nostro Pinton che ci spiega i benefici delle mese Bio, le lggi, al riguardo e dove già sono attive. Ne viene fuori un quadro indicativo che ci permette di dare il via a una campagna di sensibilizzazione. Le mense Bio per i nostri figli non sono una grazia ricevuta, bensì un diritto. Un diritto che intendiamo rivendicare con forza affinché venga applicato ovunque. Attendiamo le vostre opinioni, il racconto delle vostre esperienze, i vostri consigli e, perché no, le vostre critiche. E’ ora di farci sentire!

Uno studio dell’Università di Washington ha rilevato che nelle orine di bambini che consumano frutta e verdura convenzionale sono presenti residui di pesticidi organofosforati (sostanze con effetti nocivi sul sistema nervoso), assenti in quelle dei bambini che consumano gli stessi prodotti di origine biologica.
Lo studio conclude indicando che “il modo più semplice per ridurre le sostanze chimiche a carico dei bambini è far consumare loro prodotti biologici”.
Una ricerca congiunta del Department of Environmental and Occupational Health (Emory University, Georgia, USA), del Department of Environmental and Occupational Health Sciences, dell’University of Washington (Washington, USA) e del National Center for Environmental Health, Centers for Disease Control and Prevention (Georgia, USA) pubblicata nel 2006 fornisce “una dimostrazione convincente della capacità di una dieta biologica di ridurre l’esposizione dei bambini ai pesticidi e ai rischi sanitari correlati. Questa riduzione è drammatica e immediata per gli insetticidi organofosforati malathion e chlorpyrifos. La ricerca conferma che l’assunzione alimentare è la maggior fonte di esposizione ai pesticidi per i bambini”.
Uno studio clinico condotta del Centro di alimentazione infantile per la prevenzione delle malattie dell’adulto dell’ospedale pediatrico Macedonio Melloni di Milano sullo svezzamento con prodotti biologici, conclude che “si sono dimostrati sicuri, efficaci e ben tollerati. Il divezzamento biologico ha portato ad una crescita staturo-ponderale ottimale nel primo anno di vita, con una compliance completa e senza effetti collaterali. I vantaggi che si possono ottenere nei bambini con un utilizzo regolare e costante nel tempo dei prodotti biologici sono sicuramente enormi”.
La ricerca condotta dall’Istituto Nazionale per la Dieta Mediterranea e la Nutrigenomica dell’Università Tor Vergata, pubblicata su European Review Medical Pharmacological Science, dichiara che i risultati delle indagini “indicano un diverso effetto sull’organismo dei prodotti di origine biologica rispetto ai convenzionali; apportando una maggiore quantità di principi antiossidanti e migliorando lo stato infiammatorio dei consumatori, una dieta basata esclusivamente su prodotti biologici, inserita in uno stile di vita salutare, può garantire un’efficace azione antiossidante, utile per favorire una buona attività metabolica e rallentare i processi infiammatori e cronico-degenerativi”.
Ce ne sarebbe a sufficienza per convertire ai prodotti biologici tutte le mense scolastiche italiane, ma non sono gli unici motivi: l’articolo 59 della legge n.488/1999 (la cosiddetta “Finanziaria 2000”) dispone che “per garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità, le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere prevedono nelle diete giornaliere l’utilizzazione di prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché di quelli a denominazione protetta”.
In ogni mensa di nidi per l’infanzia, scuole per l’infanzia, scuole elementari e medie (e in ogni ospedale), quindi, l’introduzione di prodotti biologici non è solo una buona pratica consigliata da numerose ricerche scientifiche accreditate, ma un obbligo previsto dalla legge.
Di più: sette Regioni hanno approvato proprie leggi che dalla n.488/1999 partono per promuovere il massiccio ricorso agli ingredienti biologici.
L’ultima approvata è la legge delle Regione Lazio n. 10/2009 “Disposizioni in materia di alimentazione consapevole e di qualità nei servizi di ristorazione collettiva per minori” (pubblicata sul Bollettino ufficiale regionale del 14 aprile), che segue quelle via via approvate in Friuli Venezia Giulia (2000), Basilicata, Marche, Emilia Romagna, Toscana e Veneto (tutte nel 2002).
Le norme regionali, a seconda dei casi, indicano la percentuale minima da utilizzare – che la legge nazionale non precisa -, oppure mettono a disposizione delle amministrazioni contributi economici che abbattono i costi.
La legge dell’Emilia Romagna n. 29 del 4 novembre 2002, per esempio, stabilisce che nei servizi di ristorazione dei nidi, delle scuole per l’infanzia e delle elementari (vale anche per le scuole private in regime di convenzione), tutti i prodotti usati nella preparazione dei pasti debbano essere biologici, mentre per le scuole medie, negli ospedali e nelle strutture residenziali per anziani, dev’essere Bio, tipico o tradizionale oppure da agricoltura integrata almeno il 70% dei prodotti, con priorità a quelli Bio.
La nuova legge del Lazio, riconoscendo “il valore nutrizionale e salutistico dei prodotti caratteristici della dieta alimentare mediterranea e, in particolare, dei prodotti biologici regionali, dei prodotti agroalimentari tipici e tradizionali”, mette a disposizione degli enti locali, delle aziende sanitarie pubbliche e di quelle private accreditate un contributo per l’acquisto di prodotti Bio da utilizzare nei servizi di ristorazione (vale anche per gli istituti di pena per minori).
Le amministrazioni che utilizzino non meno del 50% di prodotti biologici, possono richiedere il rilevante contributo regionale (che dal 60% della spesa nei comuni di maggiori dimensioni arriva all’80% per quelli minori), che è superiore al possibile aumento di costo dovuto ai prodotti biologici (col risultato che, usando prodotti biologici, il costo della mensa per le amministrazioni comunali e le famiglie sarà inferiore rispetto a una mensa con prodotti convenzionali); sostegni economici di varia entità sono previsti anche in Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Marche e Toscana.
Si stima che nelle mense di oltre 700 comuni (tra cui praticamente tutti i capoluoghi e i centri principali del centro-nord, mentre la frequenza diminuisce nelle regioni meridionali e insulari) ogni giorno mangi prodotti biologici più di 1 milione di bambini.
La diffusione del fenomeno non è limitata alle regioni in cui norme specifiche prevedano contributi, tant’è che la mensa è Bio anche in 120 comuni della Lombardia, dove non c’è alcuna legge sull’argomento: evidentemente la pressione delle famiglie sulle amministrazioni locali è stata tale da stimolare la sensibilità dei sindaci.
Il che indica chiaramente la strada: se il pasto scolastico del vostro pargolo non è ancora Bio, recatevi in municipio brandendo la legge nazionale (e eventualmente quella regionale): la mensa Bio è un diritto, stabilito con la massima chiarezza.

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Un commento
  • Sabina Uberti-Bona
    30.11.2009 ore 17:09

    Volevo solo fare presente che per quel che riguarda Milano, i responsabili di Milano Ristorazione (ditta monomandataria che gestisce TUTTA la ristorazione scolastica e di comunità a Milano, per un vantato totale di 80.000 pasti al giorno), alle richieste di biologico, rispondono che per loro è impossibile in quanto non possono trovare un fornitore che gli copra gli ordinativi a loro necessari.

    troverei stimolante che i coltivatori biologici o a lotta integrata lombardi, piemontesi, emiliani, liguri… aprissero un tavolo di confronto con Milano Riustorazione su questo punto.
    Sono certa che vi sono elementi di complessità, ma anche che con la giusta volontà si possano trovare i modi di farlo.



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