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mieleL’Italia è il Paese del miele. Ogni angolo di campagna o di montagna è contraddistinto da un particolare tipo di miele, un prodotto particolarmente legato al proprio territorio di produzione, in quanto le sue caratteristiche organolettiche e di composizione derivano principalmente dal tipo di fiori bottinati dalle api per produrlo. Tanti tipi di miele italiano, dunque, che vale la pena studiare.
A Montalcino, in Toscana, per la prima volta in Italia, sta partendo un progetto di ricerca, promosso dalla Provincia di Siena, assieme al Dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Siena, finalizzato alla mappatura dei pollini tipici del territorio. Il tutto avverrà attraverso avanzatissime tecniche di biologia molecolare: l’obiettivo è la creazione di una vera e propria “carta d’identità” del miele, che possa caratterizzare con certezza l’origine geografica dei vasetti prodotti in una determinata area, e garantirne così l’assoluta tracciabilità.
Il progetto sarà presentato alla “Settimana del miele” di Montalcino (11-13 settembre), uno degli appuntamenti di riferimento del settore.
La ricerca parte dalla constatazione che ogni miele contiene quantità più o meno elevate di granuli pollinici che derivano in gran parte dai fiori stessi sui quali il nettare è stato raccolto. Sulla base del riconoscimento di tali pollini è così possibile risalire all’origine botanica e geografica del miele.
“Ad oggi – spiega Diana Persia, promotrice del progetto – l’identificazione dei pollini del miele era basata sull’analisi melissopalinologica, ovvero la loro osservazione al microscopio e il loro riconoscimento visivo, ma si tratta di una metodica che presenta dei limiti dovuti alla sua non oggettività, in quanto influenzata dall’esperienza e dall’abilità dell’operatore. Oggi una possibile alternativa è basata sull’analisi del Dna dei pollini. Il nostro progetto di ricerca prevede l’esame di due specie botaniche tipiche dell’area di Montalcino, la sulla e il castagno: dai campioni di miele e dai pollini dei fiori raccolti nei campi estrarremo il Dna, che verrà isolato e purificato. Su questo effettueremo le analisi genetiche volte all’identificazione di sequenze di Dna specifiche per la specie considerata. A questo punto verificheremo quanto di quel Dna è presente nel campione. Le analisi melissopalinologiche serviranno come guida e confronto dei risultati ottenuti, che saranno resi noti nel giro di un anno”.
L’iniziativa è un deciso passo in avanti per la valorizzazione del miele italiano, fino ad arrivare al riconoscimento della Dop. Inoltre attraverso l’analisi del Dna è possibile individuare, a differenza del metodo melissopalinologico, l’eventuale presenza di Ogm all’interno del miele, un’ulteriore garanzia a difesa dei diritti dei consumatori.
Attualmente a tutela della tipicità del miele, la direttiva comunitaria prevede che in etichetta debba essere indicata l’origine geografica – nome regionale, territoriale o topografico – solo se il miele proviene totalmente dal luogo indicato. Pertanto la possibilità di determinare con esattezza l’origine del miele rappresenterebbe un importante valore aggiunto per gli apicoltori di un territorio, utile a contrastare le numerose frodi del settore e a puntare sulla qualità per difendersi dalla massiccia importazione di mieli esteri, provenienti soprattutto da Cina e Argentina.

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