Il ministro Catania ha le idee chiare, ecco come intende cambiare l’agricoltura italiana
“Nel decreto legge liberalizzazioni approvato c’è tanto per il rilancio dell’agricoltura italiana, che occupa più di un milione di persone e fa più del 10% del Pil, anche se è stata data più attenzione mediatica ai taxi”. Così il ministro delle Politiche agricole Mario Catania ha spiegato, oggi a Roma, le novità per l’agricoltura, “settore, a cui è già stato chiesto tutto il sacrificio possibile”.
Si parte dai contratti di filiera: niente più prezzi “stabiliti” dopo lo scambio delle merci soprattutto per i prodotti più deperibili, come accade spesso, con gli agricoltori costretti a sapere quanto gli sarà pagata la merce solo dopo la consegna.
Tutto sarà scritto, da subito nero su bianco e, soprattutto, si interviene sui termini di pagamento: 60 giorni (continua…)
Niente alleggerimenti per l’agricoltura italiana dagli emendamenti alla manovra Monti presentati fino ad ora. Anzi, se possibile, le cose si fanno ancora più dure. Se il moltiplicatore per il calcolo della base imponibile dei terreni agricoli, portato a 120, sembra poter scendere a 110 (ma solo per gli agricoltori iscritti alla previdenza agricola, mentre salirebbe a ben 130 per tutti gli altri, cioè imprenditori agricoli professionali, società, proprietari di beni affittati, e tutti allo stesso livello), si aggiunge il fatto che non solo gli immobili rurali (categorie A/6 abitativi, e D/10 strumentali) fino ad oggi esenti, dovranno pagare l’Imposta Municipale Unica. Anche i fabbricati fino ad ora censiti al catasto dei terreni,
Il G20, che ha riunito a Cannes i capi di stato e di governo dei Grandi del mondo, si è concluso venerdì scorso, ultima giornata di una due giorni durante la quale i temi in agenda, l’agricoltura e i cambiamenti climatici, sono stati oscurati dalla risonanza sulla poca credibilità a livello internazionale dell’Italia e da tutto il sistema finanziario in crisi.
Sarà la prima persona “privata” ad intervenire all’assemblea che riunisce le 20 maggiori economie del mondo, il G20 (domani e venerdì a Cannes), e non parlerà di informatica, ma di agricoltura. L’atteso intervento di Bill Gates, fondatore di Microsoft, miliardario e da qualche anno filantropo attivissimo in decine di progetti nei Paesi più poveri del mondo, come Etiopia, Kenya e Somalia, ha dello storico, perché se è vero che l’Occidente sta vivendo una crisi economica di cui ogni giorno scopriamo la gravità, il Sud del mondo convive ancora quotidianamente con la tragedia della denutrizione. Secondo le ultime statistiche della Fao, ci
“Langhe Doc – Storie di eretici nell’Italia dei capannoni” è un film-documentario di Paolo Casalis, giovane regista e architetto braidese. Film-verità imperniato sulla storia di tre produttori di cibo: Maria Teresa Mascarello, Silvio Pistone e Mauro Musso, un pastore, un produttore di pasta artigianale, una produttrice di vino. Tre personaggi, tre eretici, come si definiscono, perché pensano e agiscono in modo diverso, perché controcorrente, determinati a fare cibo e vino come detta la terra e non la commercializzazione e la richiesta del mercato. Tre “arditi” che hanno visto un futuro che non piaceva loro e lo hanno rifiutato.
Pannelli solari e agricoltura: si può? Certamente che si può. Tanto che è nato l’agrovoltaico, un mix tra agricoltura e fotovoltaico che potrebbe rivoluzionare il modo di produrre, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando.
Il quadro che emerge dai dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura dell’Istat, fotografa tendenze da tempo in atto nel settore, tuttavia l’istantanea dell’agricoltura italiana è a dir poco preoccupante.
Sfatato un mito. Non è il Principe azzurro, né l’attore che va per la maggiore, tantomeno il business man da copertina che i genitori italiani sognano per le proprie figlie. Meglio un ragazzo che garantisca loro un’alimentazione sana e corretta e un forte rispetto per l’ambiente: cioè, un agricoltore. A rivelare questa singolare tesi è il rapporto realizzato da Ipr Marketing dal titolo “Gli Italiani e l’agricoltura – La qualità del cibo e la qualità della vita”.
C’è chi realizza tetti fatti di piante per migliorare l’efficienza energetica delle case, chi ospiterà nel proprio agriturismo anziani che hanno preferito la campagna alle case di riposo, chi fa da “incubatrice” per giovani licenziati che vogliono reinventarsi imprenditori e chi ha rinunciato allo studio di famiglia per salvare una varietà di agnello in estinzione. Sono le storie di successo di alcuni dei giovani imprenditori della Coldiretti riuniti ieri a Roma nella prima grande assise degli agricoltori under 30, con duemila ragazzi, provenienti da tutte le regioni italiane, per affermare
Più di un magnate sta acquistando ettari di terreni agricoli, sparsi qua e là per il mondo. Perché? Partiamo da un presupposto. Il progressivo spopolamento delle aree agricole mondiali si deve alla scarsa redditività dell’agricoltura. I costi di produzione, infatti, troppo spesso superano quelli di vendita all’origine, mentre sono le filiere di lavorazione e distribuzione a far lievitare i prezzi. Risultato: a rimetterci sono prima il produttore, poi il consumatore. Dato questo teorema ormai dato per scontato, le possibilità future sono due: la fine dell’agricoltura, diventata del tutto anti-economica, oppure l’esplosione degli investimenti, con conseguenti forti aumenti dei prezzi. 










