Ecco l’ultima novità, la vodka Bio, prodotta in una paesino savonese di 4mila anime
Era quasi inevitabile. Il biologico inizia ad interessare anche la nicchia dei superalcolici, per altro alla ricerca di alternative commerciali, visto il calo di consumi registrato. In avanscoperta sta andando la Origine Green Spirits, laboratorio di produzione che ama differenziarsi: sia per per ubicazione (Cengio, Val Bormida, Appennino savonese, 4 mila anime appena, custodi di uno dei luoghi di maggior densità boschiva d’Europa), sia per filosofia produttiva. Origine ha rilanciato la tradizione dei liquori casalinghi a base di erbe indigene, innestandovi un tocco di arguta contemporaneità con la prima produzione di vodka biologica. Il distillato è ottenuto unicamente da grano biologico, proveniente da coltivazioni italiane del nord-ovest, nei rispetto dei tradizionali cicli agricoli. L’acqua, inoltre, proviene dalle fonti Lurisia (1460 mt, Cuneo) nelle Alpi Marittime.
Oltre alla vodka tutti i prodotti di Origine Green Spirits (il catalogo include distillati e infusi al limone, menta, ginepro, liquirizia, camomilla, finocchio) sono biocertificati. Interessanti anche le ricette per i cocktail, inclusa la versione light.
Nel processo produttivo entra la coop verde Agronatura, che fornisce la materia prima: in particolare, distillati ed infusi con aroma di menta, liquirizia, camomilla e finocchio.
Centocinquanta mila dollari per un chilogrammo di tè. Può esistere un infuso dal costo così esorbitante? Sì, esiste. Se l’è inventato An Yanshi, un professore dell’Università cinese di Sichuan. An Yanshi ha ovviamente un segreto per riuscire a coltivare un tè dal valore pazzesco: la concimazione. La pianta in questione, infatti, è concimata solo con escrementi di panda. Avete letto bene: escrementi del simpatico orso simbolo della Cina e degli animali in via di estinzione.
L’aumento dei prezzi dell’energia fossile e i problemi legati ai cambi climatici sono sempre più d’attualità. Al riguardo, è stato da poco pubblicato sulla rivista Agronomy for Sustainable Development un articolo che analizza le ragioni fondamentali a supporto dell’agroecologia quale opzione sostenibile per rispondere ai bisogni alimentari planetari. Il contributo, dal titolo “Agroecologically efficient agricultural systems for smallholder farmers: contributions to food sovereignty”, porta le firme di Miguel Altieri (University di Berkeley), F. R. Funes-Monzote (Università di Matanzas, Cuba) e P. Petersen (AS-PTA, Brasile).
Revisione del sistema di certificazione, Politica agraria comunitaria e più servizi alle imprese del settore. Il 2012 vedrà il biologico alle prese con queste tre sfide, forte dei successi ottenuti nel 2011. Nonostante la crisi, infatti, il settore ha segnato importanti traguardi nei consumi domestici: gli ultimi dati definitivi, risalenti all’estate del 2011, parlano di un +11%.
E’ partita un’iniziativa per riaccendere la speranza dei ragazzi reclusi. Il progetto prevede l’attraversamento di percorsi di riabilitazione e formazione che intendono coinvolgere i giovani reclusi nelle attività di agricoltura biologica. Stanno per arrivare nell’Istituto minorile Casal del Marmo di Roma, infatti, ben 50 olivi biologici.
La popolazione sensibile all’ambiente aumenta notevolmente, vuole rispettare il patrimonio naturale, crede fermamente alla ricchezza biologica dell’ecosistema, in grado di assicurare un buon equilibrio al pianeta. A cambiare i propri comportamenti di vita verso una scelta alimentare biologica è una porzione ormai considerevole di italiani: più di una persona su due spende più denaro e compra prodotti naturali per una corretta alimentazione.
Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), ha stretto una collaborazione con diversi partner, nel tentativo di assicurare che il riso, una delle principali colture alimentari del mondo, venga prodotto in modo sostenibile e socialmente responsabile, determinando, al contempo, un aumento dei raccolti, sia per gli agricoltori commerciali, sia per gli agricoltori di sussistenza.
Nei giorni scorsi hanno avuto la ribalta delle pagine economiche perché nella società è entrata la Illy (quella del caffè), che ha rilevato il 5% dell’azienda attraverso un aumento di capitale da 2,5 milioni riservato al gruppo triestino. Ma la Grom, di Federico Grom e Guido Martinetti, è già un marchio riconosciuto nel segmento del gelato di qualità: tanto da valere 50 milioni di euro. Tantissimo, considerando che è un marchio giovane con una cinquantina di negozi (45 in gestione diretta e 10 in franchising) – nella foto a sinistra, quello di Venezia, in Campo San Barnaba – e 30 milioni di fatturato. Ma anche poco, considerando il potenziale
Mentre prosegue il clamore sollevato dall’inchiesta Gatto con gli stivali (falsi prodotti biologici per una mega truffa da 200 milioni di euro) sulla quale daremo eventuali sviluppi solo a livello cronachistico e non opinionistico, visto che troppi in questo momento fanno finta di dimenticare che viviamo nel Paese dei “furbi” o presunti tali, quindi neppure il biologico resta immune da questo malcostume diffuso (un solo distinguo: l’inchiesta, almeno finora, riguarda importatori, non aziende, c’è una bella differenza…), parliamo invece di un bel progetto che sta portando avanti l’Aiab. L’Associazione italiana per l’agricoltura biologica, che ha un nuovo presidente, Alessandro Triantafyllidis, succeduto ad Andrea Ferrante, da anni è impegnata nella promozione e divulgazione, sia a livello regionale 










