Land grabbing, riserve d’acqua, agricoltura verticale: un futuro in movimento
La disponibilità di terra da coltivare e di acqua dolce sono due dei grandi temi dell’agricoltura di domani, anche perché, nel 2050, per diversi studi, il Pianeta consumerà il 70% in più del cibo di oggi.
Ecco perché, per l’organizzazione no-profit Terra Nuova, va tenuto sempre più sotto controllo il fenomeno del “land grabbing”, specie in Africa, ma non solo. E poi l’uso dei terreni, nel mondo, sta cambiando: per l’International Institute for Enviroment & Developement Uk, in 10 anni, il 40% della domanda di terreni è venuta dai biocarburanti, sul 25% di quella per coltivazioni alimentari.
E intanto, sul fronte “idrico”, arriva il primo “censimento mondiale” sull’utilizzo di riserve d’acqua dolce del Pianeta, su iniziativa dell’Università di Twente (Olanda). Con l’agricoltura che assorbe il 92% di quelle utilizzate per produrre beni. E, intanto, continuano i progetti per l’agricoltura “verticale”: dopo Skyland, arriva BoxXland (nella foto). (continua…)
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Il G20, che ha riunito a Cannes i capi di stato e di governo dei Grandi del mondo, si è concluso venerdì scorso, ultima giornata di una due giorni durante la quale i temi in agenda, l’agricoltura e i cambiamenti climatici, sono stati oscurati dalla risonanza sulla poca credibilità a livello internazionale dell’Italia e da tutto il sistema finanziario in crisi.
Del “land grabbing” in questo spazio abbiamo già parlando. E’ un’efficace dicitura inglese che rappresenta l’accaparramento di terreni agricoli a prezzi o affitti modici, soprattutto in Africa, da parte di speculatori mondiali. E’ un fenomeno che mette in evidenza una vera e propria tragedia per i contadini di tutto il pianeta, come anche per tutti noi. L’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stabilisce che ogni individuo e ogni comunità hanno il diritto di entrare in possesso delle risorse e dei mezzi necessari a produrre o a procurarsi cibo in quantità adeguata alla sussistenza, e ogni Stato deve garantire che questo avvenga. La realtà, però, ci parla di migliaia di famiglie di contadini espulsi con la forza dalle loro terre e privati dei loro prodotti,
L’Etiopia è uno dei Paesi in cui la corsa all’accaparramento di terreni a prezzi o affitti stracciati da parte di investitori privati, ma non solo, procede più speditamente. L’Etiopia ha già svenduto 3 milioni di ettari del suo territorio a società straniere. E gli enormi appezzamenti dati in concessione si trovano soprattutto in un’area: Gambella. In questa provincia, delimitata da due fiumi, gli investitori stranieri si sono accaparrati sconfinate porzioni di terreno. Tanto che 1,1 milioni di ettari, sui 3 svenduti dall’Etiopia, si trovano qui. E sull’affare si sono buttati tutti, finanziarie registrate nei Paesi 










